
Un viaggio curioso e raffinato in un lessico quasi scomparso: quello degli oggetti che un tempo popolavano case eleganti, tra salotti e sale da pranzo.
Il nome della cosa raccoglie circa settanta voci tra parole desuete e affascinanti dell’arredamento e delle arti decorative, riportandone alla luce origine, significato e storia. Dalle memorie d’infanzia – tra piatti misteriosi, piccoli oggetti appesi alle pareti e mobili dal nome esotico come il secrétaire – nasce una passione destinata a durare nel tempo: quella per i nomi dimenticati delle cose. Dietro oggetti all’apparenza famigliari si cela infatti un universo preciso e sorprendente, spesso segnato da influenze francesi e inglesi, che racconta un diverso modo di abitare e di guardare. Con ironia e leggerezza, Marco Riccòmini accompagna il lettore in una riscoperta accessibile e libera, da sfogliare seguendo curiosità e immagini. Tra eleganza d’altri tempi e riflessione sull’impoverimento del linguaggio, questo libro è un invito a restituire dignità alle cose attraverso le parole: perché nominarle con precisione significa, in fondo, imparare a vederle davvero.
Dopo dieci anni come Head of Department degli Old Masters per Christie’s, Marco Riccòmini vive con la valigia in mano, alternando blitz nelle capitali del mercato dell’arte a tour in luoghi dimenticati e di cui non si parla spesso. Molti sono i suoi contributi specialistici su riviste, cataloghi di mostre e di musei, oltre ad alcuni libri su artisti del Settecento italiano, come Donato Creti. Le opere su carta (2012), Giuseppe Maria Crespi. I disegni e le stampe (2014), e I Gandolfi. Disegni della raccolta Certani alla Fondazione Giorgio Cini (2018). Scrive per la “Gazzetta Antiquaria”, sua è la rubrica Il viaggiator cortese su “Il Giornale dell’Arte”, ha registrato alcune puntate per Le Meraviglie di Rai Radio 3, e ha scritto e interpretato il documentario I Carracci. La rivoluzione silenziosa (2019).