
Provincetown, Massachusetts, è una delle cittadine più antiche degli Stati Uniti d’America. Un luogo speciale, arroccato sulla punta sabbiosa alla fine di Cape Cod. Provincetown è eccentrica, solitaria, silenziosa, caotica, gentile, scontrosa. Ma, soprattutto, è un luogo dell’anima, un rifugio che, da sempre, offre riparo a ribelli e visionari. Poche città al mondo hanno attratto una schiera così impressionante di artisti e scrittori, da Tennessee Williams a Eugene O’Neill, da Mark Rothko a Robert Motherwell, che, come Michael Cunningham, sono stati attratti da questa realtà libera e volubile, come la sabbia su cui è costruita.
Viaggio verso una frontiera che non si trova in nessuna guida turistica, racconto, diario e memoir, “Dove la terra finisce” è l’inno gentile di uno scrittore al più antico dei miti, al mistero che si nasconde dietro la parola casa.
Michael Cunningham è autore di sette romanzi pubblicati in Italia da Bompiani: Le ore (1999), tradotto in 27 lingue e vincitore del Premio Pulitzer per la Narrativa, del Pen/Faulkner Award e del Premio Grinzane Cavour 2000 per la Sezione Narrativa Straniera, Carne e sangue (2000), per il quale ha ricevuto il Whiting Writer’s Award, Una casa alla fine del mondo (2001), Mr. Brother (2002), Dove la terra finisce (2003), Al limite della notte (2010) e La regina delle nevi (2014). Per La nave di Teseo ha pubblicato nel 2016 la raccolta di racconti Un cigno selvatico. Nato e cresciuto in California, vive a New York.