La rivoluzione mondiale e il diritto

Nell’aprile del 1947 Vittorio Emanuele Orlando, ormai ottantasettenne, viene reintegrato nella cattedra di cui era stato privato per il negato giuramento al fascismo. Nella prolusione resa in tale occasione – riproposta in questo volume con un saggio introduttivo di Natalino Irti – Orlando coglie, con dolorosa lucidità, il tramonto dello Stato nazionale, e vede sorgere, fra le rovine della Seconda guerra mondiale, una nuova forma di comunità internazionale, in cui l’ordine sia dettato da una potenza imperiale o costruito a fatica in una generale federazione di Stati. L’unità del mondo si ritrova così nelle forme totali del potere, capaci di sollevarsi al di sopra degli Stati e di assumere la posizione del terzo giudicante.

Un classico del pensiero politico e giuridico che non smette di ispirare nei lettori di oggi una riflessione necessaria sui limiti dello Stato, sulle sfide della pace e sulle domande della giustizia.

Vittorio Emanuele Orlando

Vittorio Emanuele Orlando (1860–1952), giurista e statista, più volte ministro del Regno d’Italia, guidò il governo del paese dal 1917 al 1919, attraverso la Prima guerra mondiale fino alla Conferenza di Parigi. Accademico di prestigio, docente alle Università di Palermo, Modena, Messina e Roma, contribuì in modo decisivo alla formazione del diritto pubblico moderno e alla riflessione sul rapporto tra Stato e cittadino. Nel 1931 lasciò l’insegnamento per non prestare il giuramento di fedeltà al regime fascista.