Le stagioni

Composto tra il 1726 e il 1730, Le stagioni di James Thomson è uno dei grandi poemi della tradizione inglese: un’opera che, ben prima del Romanticismo, inaugura una nuova sensibilità verso la natura, osservata nel suo ciclo vitale e colta nella sua dimensione più profonda e contemplativa. Dalla fioritura primaverile ai rigori dell’inverno, Thomson costruisce un affresco continuo e vibrante, in cui il paesaggio diventa fonte di riflessione spirituale sull’esperienza umana.

Questa nuova edizione nasce da un attento lavoro filologico attraverso il confronto con le principali redazioni settecentesche e con la tradizione editoriale inglese. La traduzione, accurata e rispettosa del ritmo del verso sciolto, si affianca all’originale. Ciò consente al lettore di cogliere la musicalità della lingua di Thomson e di seguirne da vicino le sfumature stilistiche, per incontrare il poema nella sua natura originaria. 

“Vi è qualcosa di indiscutibilmente insolito ne Le stagioni, un’opera nata nel XVIII secolo, un’epoca ai nostri occhi così estranea, così vicina alle nostre sensibilità, eppure al tempo stesso così remota. È proprio sullo sfondo di questo scarto stilistico, di questa intrinseca contraddizione nella Natura e nella natura, che dovremmo investire la ‘contraddizione in natura’ di Thomson – con le sue convulsioni verso l’avvenire – di un riconoscimento di meriti che una ‘uniformità in natura’ indubbiamente non avrebbe.” (Dalla prefazione di Cody Franchetti)

James Thomson

James Thomson (1700-1748) fu un poeta scozzese tra i più influenti del Settecento inglese. Nato nelle Lowlands e formatosi all’Università di Edimburgo, si trasferì presto a Londra, dove intraprese la carriera letteraria. La sua opera più celebre, Le stagioni, lo impose come una delle voci più originali del suo tempo, capace di rinnovare profondamente la poesia descrittiva e di anticipare la sensibilità romantica. Autore anche del celebre inno patriottico Rule, Britannia!, Thomson occupa un posto centrale nella storia della letteratura inglese per la sua attenzione alla natura e per la sua visione meditativa dell’esperienza umana.