Lucrezio e il pipistrello dagli occhi azzurri

Un pipistrello dagli occhi azzurri, un esemplare unico, vola attraverso le pagine di Lucrezio e ci accompagna in un viaggio che unisce filosofia, fisica e linguistica. Andrea Moro, rileggendo il De rerum natura, racconta come il linguaggio umano ci dia una chiave per spiegare l’universo: così come otteniamo parole diverse combinando una manciata di lettere dell’alfabeto, allo stesso modo a partire da pochi atomi possiamo ottenere tutti gli oggetti e gli elementi che ci circondano. Ma il linguaggio non è solo uno strumento, è anche un fenomeno da spiegare: chi ha parlato per primo? Nascono prima i pensieri o le lingue? Che differenza c’è tra il linguaggio degli esseri umani e di tutti gli altri animali? Come fanno a nascere le cose e le parole dal caos? Esistono lingue impossibili?

In questo viaggio incontriamo non solo Democrito, Platone e Aristotele, ma anche Dante e Cartesio, fino a inoltrarci nelle sfide delle neuroscienze, dell’intelligenza artificiale e della linguistica contemporanea. La letteratura e la scienza guidano così un’indagine sull’universo che si squaderna come un enigma grammaticale, fino alla provocazione ultima che scuote le fondamenta del metodo: è sufficiente la ragione per smettere di avere paura?

Andrea Moro

Andrea Moro (Pavia, 1962) è professore di Linguistica generale alla Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia e alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Diplomato all’Università di Ginevra, è stato varie volte “visiting scientist” al MIT e a Harvard. Ha studiato le proprietà di simmetria delle lingue naturali e la relazione tra sintassi e cervello. Ha pubblicato articoli sulle maggiori riviste scientifiche internazionali, tra le quali “Nature”, e saggi tradotti in varie lingue tra i quali, in italiano, Breve storia del verbo essere, I confini di Babele, Parlo dunque sono, Le lingue impossibili e I segreti delle parole (con Noam Chomsky, La nave di Teseo 2022). Ha esordito nella narrativa con Il segreto di Pietramala (La nave di Teseo, 2018), con il quale ha vinto il premio letterario internazionale Flaiano.